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Tortellini, quando la tradizione nasce dalla leggenda

I tortellini, un piatto così antico porta con sé una serie di leggende spesso molto colorite.
Il tortellino è di origine emiliana e da sempre la sua paternità è contesa tra Bologna e Modena. Gli elementi che accomunano le varie versioni sono una locanda di Castelfranco Emilia e un ombelico femminile; connubio bizzarro ma che ben rappresenta tutta la magia di un piatto tanto gustoso.
Nella prima leggenda si racconta che nel XIII secolo, in una locanda chiamata Corona, arrivò una nobildonna molto bella. L’oste, colpito dalla sua bellezza, la seguì fino alla porta della sua camera e da lì sbirciò la dama dal buco della serratura. Colse così la dolce visione del suo ombelico, rimanendo colpito dalla sua forma. In onore di tanta bellezza, l’oste riprodusse quella forma modellando la pasta per la cena e decise di rendere ricco quel nuovo piatto aggiungendo al suo interno un morbido ripieno di carne.
Nella seconda versione ritorna in gioco l’eterna rivalità tra Modena e Bologna e tira in ballo la storia della Secchia rapita, racconto del XVII secolo di Alessandro Tassoni, che sarà trasposta in opera un secolo dopo da Antonio Salieri e Gastone Boccherini. Siamo nel 1200, al tempo di Federico II. I bolognesi hanno compiuto scorribande nel territorio modenese, ma successivamente sono stati ricacciati e inseguiti fino alle porte di Bologna dai loro avversari. I modenesi, rientrando verso Modena, si fermano ad un pozzo per dissetarsi e decidono di rubarne la secchia (appunto il secchio da pozzo) come trofeo di guerra. Questo rapimento divenne una questione d’onore per i bolognesi, i quali scomodarono addirittura delle antiche divinità per dirimere la questione. Si narra così che Bacco, Marte e Venere siano scese sulla Terra per l’occasione e si siano ritrovati a passare per quella famosa locanda. In questo caso (al posto della nobildonna) l’oste avrebbe colto la dea Venere in vesti assai discinte, le quali lasciavano intravedere il suo divino ombelico, la cui perfezione avrebbe ispirato poi la forma dell’acclamato tortellino.
Entrambe le versioni sono decisamente suggestive e ci svelano il segreto del gusto di un piatto che ha avuto origine dalla celebrazione della bellezza femminile. Con una storia tanto magica e a tratti divina, non c’è da sorprendersi se il tortellino sia diventato uno dei piatti più popolari del Natale. Siamo pronti a scommettere che, in questi giorni di festa, a pranzo o a cena, in brodo di cappone, pollo o manzo o (perché no?) addirittura accompagnato da qualche sugo ancor più superbo, non ci sarà casa in cui non potremo gustare uno stupendo piatto di tortellini.

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