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Cosa mangiare dopo aver visto Da Kandinsky a Pollock: la grande arte dei Guggenheim a Palazzo Strozzi

E’ difficile dire cosa mangiare dopo aver visto la mostra a Palazzo Strozzi. Dal 19 marzo al 24 luglio, infatti, viene ospitata una selezione di artisti residenti al Guggeneim per cui, come minimo, dovremmo consigliarvi un ottimo hamburger da gustare a Firenze anche se del resto l’hamburger lo gustereste nel luogo natio della bistecca alla Fiorentina.

Il Guggenheim infatti trasloca a Firenze e si mette in mostra e non è la prima volta. E’ proprio a Palazzo Strozzi, negli spazi della Strozzina, che nel febbraio 1949 Peggy Guggenheim, da pochissimo giunta in Europa, decide di mostrare la collezione che poi troverà a Venezia la sua casa definitiva.

Sono esposti oltre 100 capolavori dell’arte europea e americana tra gli anni venti e gli anni sessanta, la scelta degli artisti tiene conto del reticolo di relazioni e rapporti che in quegli anni sono intercorsi fra gli artisti delle due sponde dell’oceano nel segno delle figure dei collezionisti americani Peggy e Solomon Guggenheim.

La mostra nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Palazzo Strozzi e la Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York e permette un eccezionale confronto tra opere fondamentali di maestri europei dell’arte moderna come Marcel Duchamp, Max Ernst, Man Ray, Pablo Picasso e dei cosiddetti informali europei come Alberto Burri, Emilio Vedova, Jean Dubuffet, Lucio Fontana, insieme a grandi dipinti e sculture di alcune delle maggiori personalità dell’arte americana degli anni cinquanta e sessanta come Jackson Pollock, Mark Rothko, Willem de Kooning, Alexander Calder, Roy Lichtenstein, Cy Twombly.

Dedicare una mostra alle collezioni Guggenheim significa raccontare a ritmo serrato la nascita delle neoavanguardie del secondo dopoguerra in un fitto e costante dialogo tra artisti europei e americani.

I grandi dipinti, le sculture, le incisioni e le fotografie esposte in mostra a Palazzo Strozzi, in prestito dalla collezione Guggenheim di New York e da Venezia e da altri prestigiosi musei internazionali, offrono uno spaccato di quella straordinaria ed entusiasmante stagione dell’arte del Novecento di cui Peggy e Solomon Guggenheim sono stati attori decisivi.

In ogni caso se volete provare un hamburger tenete conto che, per esempio, a New York il burger, o “patty” come lo chiama qualcuno riferendosi alla forma rotonda e appiattita, non si mangia a casa, ben cotto sulla griglia o saltano in padella. Il burger a New York si mangia fuori, elevandone così lo status a pietanza da ristorante. Esattamente come la bistecca alla fiorentina (difficile cucinarla a casa) I “burger places” ci sono anche a Firenze ovviamente ma li volte mettere con la Fiorentina?

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